L FANTASMA DELLA FORMA La scultura contemporanea 01 APRILE – 30 LUGLIO 2023 MUSEO CIVICO DELLA LAGUNA SUD CAMPO G. MARCONI 1 – CHIOGGIA (VE)

Artisti:

Guido Airoldi, Alessandra Aita, Angelo Alessandrini, Arman, Manuela Bedeschi, Beppe Borella, Mario Ceroli, Giorgio Dalla Costa, Enrico Ferrarini, Piero Gilardi, Pamela Grigiante, Mahatma Marchi, Andrea Meneghetti, Aldo Mondino, Elena Pizzato Ketra, Mario Schifano, Dario Tironi, Marcello Tommasi, Emanuel Zoncato

 

Aprirà il prossimo 1 aprile 2023 la mostra “Il fantasma della forma: la scultura contemporanea” presso il Museo Civico della Laguna Sud di Chioggia (Ve), organizzata dall’Assessorato alla Cultura del comune di Chioggia (Ve) in collaborazione con MV Eventi di Vicenza. La mostra resterà aperta fino al 30 luglio.

Un viaggio all’interno del mondo della scultura dal Novecento e fino ai giorni nostri in un continuo dialogo tra cultura materiale e linguaggi contemporanei.

 

Tra gli artisti in mostra, anche i grandi maestri: Piero Gilardi (recentemente scomparso) e Mario Ceroli, uno dei maestri dell’arte povera, il camaleontico Aldo Mondino e il re della pop italiana Mario Schifano.  

 

La mostra, che sarà allestita in un serrato dialogo con gli spazi espositivi del Museo, vuole porre l’attenzione sul rinnovamento stilistico di una scultura che, oggi, si confronta con nuovi materiali e nuove soluzioni indice di una contaminazione di linguaggi che si fondano sia sul mondo naturale, ma anche sul progresso tecnologico e scientifico di una società in continua evoluzione.

“Una mostra” commenta l’Assessore alla Cultura Elena Zennaro “per provocare chi ha paura della forma e non tanto dei fantasmi. Una mostra per stimolare il dibattito su temi di attualità come l’affermazione di sé in una società per certi versi effimera, per altri granitica. Non a caso il percorso espositivo di Vanzan si trova all’interno dello storico percorso del nostro Museo Civico in una continua ricerca di equilibrio.”

Gli artisti selezionati dal curatore Matteo Vanzan hanno saputo confrontarsi con la scultura in maniera innovativa leggendo i cambiamenti sociali attraverso l’uso di materiali non convenzionali e non propri alla tradizione scultorea del passato. Il Fantasma della forma racconta la vicenda dello stato primordiale di una materia che tende a celare, anziché rivelare.

Lo stato di rivelazione apparente consente di condurre l’ombra impalpabile e misteriosa del tessuto materico nella presa di coscienza di una concretezza e tangibilità grazie all’approccio visionario di uomini che sanno andare oltre il dato oggettuale per trasformarlo in una fenomenologia dello sguardo. 

Artisti in grado di tradurre la propria urgenza espressiva affondando le mani nella materia pulsante di un mondo naturale ed artificiale alla continua ricerca di significati con l’obiettivo di rivelarci, in ultima istanza, ciò che fino ad un attimo prima era solo un suggerimento vicino alla premonizione. Da fantasma la forma diventa la presenza della sua percezione trasversale proprio grazie al passaggio dal mondo dell’indistinto a quello dell’essere: si rivela al mondo in un concetto esistenzialistico fatto di contorni plastici, definiti e poderosi connotati da un peso specifico simbolico.

Dall’eidos platonico a quello aristotelico la forma, finalmente, trova il coraggio di mostrarsi grazie a colui secondo il quale il linguaggio espressivo evolve attraverso un intelletto che dà valore non tanto alla cosa in sé, ma alla sua costruzione rappresentativa.  

Scopo ultimo è lo scoprire la molteplicità di percorsi che nessun linguaggio sa illuminare completamente, riuscendo a valicare la linea dell’orizzonte per spingersi oltre il mistero che separa l’Io dal mondo.

Lo scultore trasforma lo sguardo in un respiro volto a mantenere in perfetto equilibrio mondi classici e ricerche anticlassiche provocando ritmi, sonorità e cadenze oscillanti che assottigliano il limite estremo tra segno e significato.

Tutto appartiene alla sfera dell’intelligibile senza intromissione di mediazioni nella comprensione della materia: la scultura è una vitalità primaria che si svolge attorno alle colonne cosmiche del sentire: pone in diretta connessione l’energia silenziosa, ma sempre presente, dell’uomo con il suo vissuto.

 

“Una mostra” spiega il curatore Matteo Vanzan “fatta di maestri storici e artisti contemporanei che vuole riflettere sulla dimensione di una scultura che, oggi, si confronta con nuovi materiali e nuove soluzioni in una continua contaminazione di linguaggi che si fondano sia sul mondo naturale che sul progresso tecnologico e scientifico di una società in continua evoluzione. Il percorso del linguaggio scultoreo contemporaneo lo possiamo leggere attraverso forme complesse e multicolori, essenziali e monocromatiche, traslucide oppure opache; opere in cui la materia si incurva, si sprigiona e utilizza i più disparati materiali come legno, pietra, terracotta, poliuretano, plastica, bronzo, vetro, pane, neon creando un incessante dialogo con elementi più sottili, talvolta sussurrati, in sintonia con le opere di matrice intimista. Un percorso, quello di oggi, fatto di nuovi protagonisti che riflettono sullo stato dell’esistenza, del mondo e della società e che sono stati in grado, con le proprie personalissime ricerche estetiche, di donarci nuove visioni di un’arte che, come affermava Jorge Luis Borges, “vuol sempre irrealtà visibili. Quali sono oggi i nuovi canoni espressivi di una disciplina artistica che trova le sue radici nel nostro più remoto passato?”

 

La mostra, che terminerà domenica 30 luglio 2023, sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 9:00 alle 13:00; sabato e domenica dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 (Aperture soggette a variazioni da giugno – per l’orario estivo aggiornato consultare il sito: https://museo.chioggia.org 

 

MAGGIORI INFORMAZIONI

 

BIGLIETTI

Intero: 4 euro / Ridotto: 3 euro (gruppi superiori a 15 persone) 

Gratuito: gruppi scolastici ed i loro accompagnatori, under 18, studenti universitari, guide turistiche, giornalisti, insegnanti del MIUR ed equiparati, persone in situazione di handicap  e loro accompagnatori

 

CONTATTI E PRENOTAZIONI

T: 041-5500911 M: info.prenotazionimuseo@chioggia.org

FACEBOOK.COM/MUSEOCIVICO.CHIOGGIA

CESTI PASQUALI IN REGALO, È BOOM DI RICHIESTE PER LA LOGISTICA IN OUTSOURCING DI BRACCHI

Il Regional Office vicentino del gigante logistico di Bergamo entra nel periodo di feste con un incremento nella gestione dei servizi “on demand”: in transito verso l’Europa e gli Usa oltre tre milioni di bottiglie di vino. Il trend si riscontra anche nella filiale slovacca, specializzata nei dentifrici e nelle caramelle che arrivano persino alle famiglie reali del Nord Europa. Il ceo, Umberto Ferretti: “Servizi ritagliati sulle esigenze del cliente, la logistica gestita dai professionisti migliora le performance delle aziende committenti”

 

L’outsourcing nella logistica è l’operazione con la quale un’azienda affida ad un operatore logistico l’esecuzione di operazioni su merci di sua proprietà, anziché eseguirle direttamente con personale proprio. Gestire magazzini e spedizioni istantanee, nell’era di Amazon, è infatti davvero complicato e per questo sempre più aziende decidono di consegnare le proprie merci ai professionisti della logistica per la gestione di flussi e movimenti. 

Accade anche a Bracchi, gigante della logistica con headquarter nel Bergamasco, che nel proprio Regional Office di Bassano del Grappa, nel Vicentino, ha predisposto degli spazi appositamente pensati per la gestione della logistica in outsourcing dei clienti. 

“Le aziende sono sempre più focalizzate sulla produzione, i loro spazi vengono ottimizzati per migliorare il loro core business, non per gestire la movimentazione delle merci”, commenta Umberto Ferretti, amministratore delegato di Bracchi. “Noi siamo i loro partner sul fronte della logistica, un mestiere altamente specialistico che necessita di professionalità che difficilmente un’azienda potrebbe trovare sul mercato del lavoro. Il cliente finale non è interessato alle modalità di consegna della merce, dà per scontati livelli altissimi perché a casa propria è abituato a servizi stile Amazon. Per questo nei prossimi anni ci attendiamo uno sviluppo sempre maggiore della logistica in outsourcing, un servizio sartoriale da gestire in modo diverso azienda per azienda; un servizio che non si limiterà più ai picchi delle festività ma si stabilizzerà come normale pratica di business”.

Alcuni esempi? Ci sono aziende vinicole che vendono sul proprio sito internet box misti: i professionisti logistici di Bracchi prendono le bottiglie una ad una dai pallet e creano la confezione chiesta dal cliente. In questo periodo dell’anno, poi, stanno transitando oltre tre milioni di bottiglie destinate ai mercati anglosassoni e statunitensi, ma anche in tutta Europa. Ma ci sono anche prodotti collegati al mondo dei regali, come i cofanetti per le vacanze in regalo, le mistery box contenenti prodotti culinari o persino cesti contenenti prodotti di enogastronomia, che hanno bisogno di packaging appositi. Su questo fronte si registrano aumenti delle lavorazioni attorno al 30-40%.

Nelle settimane precedenti le festività pasquali, come in questi giorni, il reparto poi intensifica la sua attività perché arrivano richieste di confezionamento di pacchi appositi, dove si mischiano prodotti collegati al mondo del food a piccoli gadget. In particolare, da registrare un boom del reparto caramelle e dolciumi (picchi anche di +80% negli ordini). Si registrano anche movimenti in crescita nel settore high tech. Aree intere di magazzino, che prima erano silenziose, si riempiono di persone che confezionano e spediscono quanto richiesto dai clienti. Il tutto con livelli altissimi di controllo qualità e velocità nelle consegne a livello mondiale. 

Un modello che Bracchi vede prosperare non solo in Italia, ma anche in Slovacchia, dove sono operative le due sedi di Levice e Kostolné Kračany. Qui la logistica in outsourcing interessa un prodotto che tutti abbiamo nelle nostre case: il dentifricio. Ogni giorno arrivano dal più grande produttore mondiale di dentifrici centinaia di diverse tipologie di prodotto, da confezionare in una ventina di tipologie diverse di box multi-tubetto che poi devono essere spediti in tutto il mondo. In tutto, si tratta di oltre venti milioni di tubetti di dentifricio all’anno, un lavoro enorme che nei magazzini della multinazionale che li produce non potrebbe essere gestito con la stessa precisione. Da qui, peraltro, partono anche molte caramelle, con punte nel periodo pasquale e alcune consegne davvero particolari, che finiscono nelle case delle famiglie reali del Nord Europa dalla Danimarca alla Norvegia, dalla Svezia all’Olanda. 

 

SCHEDA AZIENDALE – BRACCHI

Bracchi viene fondata nel 1928 come azienda di trasporto locale. Negli anni ha ampliato la sua presenza affermandosi come realtà di rilievo prima a livello nazionale e poi, con l’ampliamento del proprio network logistico e i primi investimenti nel trasporto marittimo e aereo, in Europa e nel mondo. L’espansione della propria flotta mezzi ed i progetti di logistica integrata e in outsourcing hanno permesso all’azienda di imporsi in settori di nicchia altamente strategici, in cui è leader europeo da oltre 40 anni. All’headquarter di Fara Gera d’Adda (in provincia di Bergamo), dove vengono coordinate tutte le operazioni a livello nazionale ed europeo, si sono presto aggiunte le filiali estere di Bracchi con sede a Lublin in Polonia, Levice e Kostolné Kračany in Slovacchia, dedicati alla logistica e alla distribuzione di ascensori e consumer goods nell’Est Europa, e di Ettenheim in Germania: un polo logistico di 44.000 metri quadri di superficie coperta, dotato delle tecnologie più avanzate e in una posizione strategica per la gestione del traffico europeo. Il 2018 segna un nuovo importante traguardo: l’acquisizione di Bas Group, realtà storica di Bassano del Grappa, nel Vicentino, formata da quattro aziende di trasporti e logistica specializzate nei più vari settori, dal food al beverage, dal fashion all’e-commerce. Nel 2020 è la volta di Peterlini, azienda con sede in provincia di Parma specializzata nel trasporto tecnico eccezionale fino a 100 tonnellate. Grazie a queste acquisizioni Bracchi consolida la sua leadership ampliando la propria offerta a nuovi business strategici e aree geografiche, operando nei settori industriale, agricolo, ascensoristico, chimico e della cosmesi, fashion, food & beverage, e-commerce, retail & Gdo. Oggi Bracchi lavora su undici poli logistici e sette filiali regionali per un totale di 330.000 metri quadri di magazzini complessivi, gli occupati sono circa 650 presenti nei diversi stabilimenti. Nel 2021 il gruppo ha chiuso con vendite sopra i 158 milioni di euro, in crescita sui 142 milioni del 2020. Per ulteriori informazioni: www.bracchi.it.

IL KING’S DI JESOLO ELETTO MIGLIORE LOCALE D’ITALIA AI DANCE MUSIC AWARDS

Si sono svolte a Villa Renoir a Milano le premiazioni e la finale di Dance Music Awards, il concorso nazionale dedicato al mondo della nightlife italiana: lo storico locale jesolano è stato incoronato “Miglior Summer Club Italiano 2022”. Premiato anche l’imprenditore padovano Riccardo Checchin nella categoria “Art Director”

 

Domenica 22 marzo si è svolta a Villa Renoir a Milano la cerimonia di premiazione di “Dance Music Awards”, l’ambito concorso nazionale dedicato alla musica e al mondo della nightlife italiana. Tra i dieci locali finalisti provenienti da varie regioni l’unico Veneto è stato il King’s Club di Jesolo, nel Veneziano, che è stato eletto vincitore assoluto di categoria, conquistando il primo posto e ottenendo così il trofeo di Miglior Summer Club Italiano dell’anno 2022. 

Ma non solo. Infatti, Riccardo Checchin, l’imprenditore padovano, socio e co-fondatore di Lobby Agency, società attiva nella gestione del King’s Club e di altri locali di ristorazione, di pubblico spettacolo ed organizzazione eventi, ha ottenuto il primo posto nella categoria “Miglior Art Director” portando a casa il premio in una finale alla quale erano presenti i più noti professionisti del clubbing italiano. Una doppia vittoria targata Jesolo, e pure storica, in quanto è la prima volta che agli “Oscar del clubbing” si registra un doppio premio assegnato.

La città di Jesolo sale così in vetta come detentrice ospitante del primo posto sul podio dell’intrattenimento in Italia, con ben due premi. “E’ un onore ricevere questi due riconoscimenti a livello nazionale da una giuria composta da alcuni tra i migliori professionisti del settore italiano – commenta Checchin – dedico questi premi in primo luogo a tutti i collaboratori del King’s Club di Jesolo per il grande lavoro svolto in questi anni, ai miei soci, alle nostre famiglie e alle persone che vivono al nostro fianco. I locali non sono fatti di mura ma di persone, questo è lo slogan del King’s da sempre, ed oggi ne abbiamo avuto la prova. E soprattutto voglio ringraziare la città di Jesolo, perché la vittoria di questi due premi importanti è merito anche di questa splendida città”.

 

SCHEDE DI APPROFONDIMENTO

KING’S CLUB: situato a Jesolo Lido, il King’s Club è una delle discoteche più rinomate della costa adriatica. Con circa 60 serate e oltre 100.000 presenze a stagione,  il club ospita artisti nazionali e internazionali del calibro di Bob Sinclair, Gabry Ponte, Tananai, Central Cee, Luche, Gue, Ghali, Rosa Chemical e James Hype. 

RICCARDO CHECCHIN: Nato nel 1988, padovano, socio e co-fondatore con Thomas Visentin di Lobby Agency, società fondata nel 2006 specializzata nella gestione di locali di ristorazione, pubblico spettacolo ed organizzazione e gestione eventi, tra i quali il King’s Club di Jesolo. Ad oggi sviluppa la propria attività principalmente nelle regioni Veneto e Lombardia, ma vanta collaborazioni attive in tutta la penisola italiana. 

 

RIPARTONO I “VIAGGI NELL’AMORE”: I PERCORSI ESPERIENZIALI DEDICATI ALLA RISCOPERTA DELLA BELLEZZA e DELL’AMORE

Un nuovo concept di viaggio e retreat, per ritrovare la gioia del vivere e manifestare l’esistenza dei sogni.

“Tutti siamo meravigliosi! Tutti siamo destinati alla Meraviglia e l’Universo ci guida in questo”.

Esiste qualcosa di meraviglioso in serbo per ciascuno di noi: ricordarcelo è la nostra più grande risorsa.

I “Viaggi nell’Amore” – nati dall’idea di Federica Botto, autrice di “Twin Flames. Il Viaggio delle Fiamme Gemelle” e di “Tu Vali” – sono veri e propri viaggi, nell’Anima e nel mondo, volti a riscoprire l’Amore che siamo, l’Amore che ci circonda e l’Amore in serbo per noi.

Il nostro mondo non vive una situazione facile, inutile negarlo: ma proprio quando tutto attorno a noi sembra vacillare, riscoprire cosa rende questa Vita unica e stupenda, ritrovare la nostra consapevolezza e risvegliare il nostro infinito potenziale, ci aiuta a manifestare un’esistenza in linea con i nostri sogni (e non con le nostre paure!).

La consapevolezza dell’Amore e della Bellezza – che siamo e che ci circonda – è la chiave magica.

“Siamo tutto e possiamo tutto!”.

Quest’anno i “Viaggi nell’Amore” si svolgeranno in alcuni dei luoghi più suggestivi della nostra Italia e del mondo.

Le prime tappe si terranno sul Lago Maggiore, sulla costa trapanese della Sicilia, sulle bianche spiagge della Sardegna, nell’incantevole Tenerife, considerata “l’isola del Cuore” – con la collaborazione della famosa travel blogger Anna Pernice – e nelle acque del Mar Mediterraneo, a bordo di una barca a vela.

Ecco nel dettaglio le prime esperienze del 2023:

IO SONO MERAVIGLIA

DoveLAGO MAGGIORE, CASTELLO DAL POZZO, 15-16 aprile e

SICILIA, LA TONNARA DI BONAGIA, 28 aprile -1 maggio.

Cosa: Un percorso di ricoperta della bellezza dell’essere e del vivere, e dell’infinito potenziale dell’Energia femminile.

Un’immersione a 360° nella Meraviglia, per ritrovare la propria e quella di questa esistenza.

Con la partecipazione della ballerina e coreografa Simona Esu e la sua masterclass di #iosonomeraviglia.

DREAM IT POSSIBLE!

DoveSARDEGNA, CALA SINZIAS RESORT, 1-4 giugno.

Cosa: Un vacanza esperienziale in Sardegna, sulla bianca spiaggia di Cala Sinzias, alla scoperta del nostro infinito potenziale e della connessione con quest’Universo, che costantemente ci guida verso la realizzazione dei nostri sogni e la nostra Felicità.

VIAGGIO NEL CUORE

Dove: ISOLE CANARIE, TENERIFE, luglio.

Cosa: Un’esperienza itinerante nell’isola del chakra del Cuore, accompagnati da Federica Botto e dalla travel blogger Anna Pernice, che per prima ha svelato la connessione tra le Isole Canarie e i chakra.

Un viaggio nel cuore, di questa Terra e nostro, per scoprire che non c’è distinzione tra i due: tutto è Amore – in noi e attorno a noi.

“CHIEDI E TI SARÀ RISPOSTO”

Dove: navigando nelle acque del Mar Mediterraneo, verso la COSTA AZZURRA. Tutta l’estate.

Cosa: più weekend in barca, per piccoli gruppi, tra mare e cielo, a ‘tu per tu’ con l’Autrice – che può rispondere di persona alle domande di ciascuno su Twin Flames, Fiamme Gemelle, Amori destinici, linguaggio dell’Universo e tutti gli argomenti che tratta nelle sue opere e seminari.

Le esperienze sono tutte diverse, uniche, ma accomunate da approfondimenti, riflessioni, condivisione, emozioni e, soprattutto, immersione nella meraviglia.

“Perché non si può parlare di bellezza, senza vederla e viverla con tutti i sensi” dice Federica Botto.

Si viaggia insieme per ritrovare:

  • la bellezza – del nostro cuore e di questa Terra
  • la gioia – dell’essere e del vivere
  • la consapevolezza di meritare Amore, felicità e abbondanza
  • e la capacità di manifestarli

Un concept innovativo, per riapprezzare la gioia del vivere, e l’incanto che questo mondo può ancora svelare.

Federica Botto oggi vive e lavora a Torino. Ora autrice e ricercatrice spirituale, è stata modella per 12 anni, ma ha lavorato anche nel cinema con Dario Argento e per la televisione, con Fabio Volo. Poi si è specializzata nell’organizzazione di eventi sportivi internazionali e nel marketing emozionale ed esperienziale dopo la laurea in relazioni pubbliche e pubblicità. Da anni attiva nel sociale, al servizio di senzatetto e dei sofferenti, ha lavorato per il Principe Alberto di Monaco per la sua Star Team For The Children.

Oltre ad aver scritto il libro “Twin Flames”, è autrice di “Tu Vali”, macro progetto “Tu abbi fede” e ideatrice dei “ TF Viaggi nell’Amore”.

Contatti:

www.tuabbifede.it

@tuabbifede

CIRO INSEGNA A FAR LA PIZZA AI DETENUTI. “LI AIUTO A TROVARE LAVORO”

Il pizzaiolo originario di Napoli, titolare della pizzeria “San Ciro”, entra in carcere a Brescia, per due mesi insegnerà i segreti di impasti e cottura. Ciro Di Maio: “La ristorazione ha bisogno di lavoratori, vogliamo aiutare chi vuole crearsi una seconda opportunità. Se altre pizzerie vogliono partecipare al progetto, sono le benvenute”

 

Ciro Di Maio è un giovane pizzaiolo, classe 1990, originario di Frattamaggiore, nel Napoletano. Nel 2015, dopo aver lasciato gli studi all’Alberghiero, per trovare qualche nuova opportunità decise di trasferirsi in Lombardia. È così che è iniziata l’avventura di “San Ciro”, la sua pizzeria con sede a Brescia. Il nome del locale deriva da quello dei nonni, sia materno che paterno, di Ciro. Figure importanti nella sua vita, come quella del padre, che per rimediare al suo passato ha dedicato il suo tempo al volontariato e ad aiutare i giovani ad uscire dalla droga collaborando con una comunità per salvare i tossicodipendenti.  

Dalle difficoltà iniziali alla realizzazione lavorativa: Ciro oggi si considera un privilegiato e, dopo aver superato le difficoltà connesse alla pandemia e ai successivi rincari delle materie prime, ha deciso di donare a chi è meno fortunato la possibilità di trovarsi un lavoro. La pizza come forma di rinascita. Il lavoro come via di fuga dalla criminalità. 

Dal 28 febbraio, infatti, Ciro sta insegnando l’arte della pizza ai detenuti del carcere Canton Mombello di Brescia, grazie ad un progetto ideato in collaborazione con Luisa Ravagnani, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Brescia, e sostenuto dalla direttrice del carcere stesso, Francesca Paola Lucrezi. Un progetto nato ancora nel 2019, poi sospeso per via del Covid, e che adesso può decollare. 

Per due mesi Ciro entrerà in carcere due volte a settimana, per realizzare lezioni di teoria e pratica su come si fa la pizza perfetta. Dal ruolo del sale alla temperatura dei forni, passando per i segreti dell’impasto e quelli legati al pomodoro. Alle lezioni presenzieranno sette detenuti, tutti accusati di reati minori e dunque pronti a scontare un (breve) periodo di detenzione in carcere. In tutto, quaranta ore di un corso professionale che userà le strutture del carcere (come il forno elettrico) e sarà supportato da “San Ciro”, almeno per la gestione dei primi impasti. 

Luisa Ravagnani è  garante dei diritti delle persone private della libertà personale a Brescia. “Imparare un mestiere in carcere rappresenta una concreta possibilità di utilizzare il tempo della pena per prepararsi a un futuro lontano dalle scelte devianti che in precedenza hanno condotto al carcere”, dice. “L’impegno di Ciro in questo progetto dimostra che la collettività esterna è in grado di abbandonare pregiudizi e stigma per trasformarsi in elemento fondamentale del percorso di reinserimento. Non resta che sperare che l’entusiasmo di Ciro contagi anche altri imprenditori che, come lui, sappiano credere nelle seconde possibilità.

Francesca Paola Lucrezi è la direttrice del carcere. “Il corso di pizzaiolo nella Casa Circondariale di Brescia ha riscosso sin da subito moltissimo apprezzamento tra i detenuti che ne hanno chiesto , in numero di gran lunga superiore rispetto ai posti disponibili, la partecipazione”, dice. “L’attività professionalizzante, oltre a conferire competenze è particolarmente “appetibile” per la spendibilità nel mondo del lavoro. È senz’altro auspicabile la ripetizione dell’attività all’interno del carcere e sarebbe un importante risultato se altri pizzaioli accettassero la proposta di Ciro di consorziati in tal senso: fare sistema garantisce efficacia e tenuta nei risultati”.

“Un ragazzo che finisce in carcere, magari per reati minori, poi ha una difficoltà enorme nel reinserirsi nel mondo lavorativo”, spiega Ciro. “Lo so per esperienza personale, ho visto molti amici finire male. Per questo ho deciso di impegnarmi in prima persona per aiutarli. In questo momento storico, tra l’altro, c’è una richiesta sempre maggiore di pizzaioli e di persone che si vogliano impegnare nell’ambiente della ristorazione. Abbiamo pensato di proporre un corso di questo tipo proprio per garantire in modo quasi automatico l’assunzione alle persone che seguiranno il corso”.

L’obiettivo nel medio periodo di Ciro è quello di creare una sorta di consorzio di pizzaioli che, come lui, vogliano dare una possibilità a chi ha sbagliato e contemporaneamente ricoprire quei ruoli che sono ancora vacanti. “Lancio un appello ai miei colleghi che lavorano nella ristorazione”, conclude Ciro. “Vorrei fondare un’associazione di persone che vogliano aiutare gli ex detenuti a reinserirsi con una nuova professionalità. In questo periodo nel quale mancano lavoratori è un modello positivo per tutti”. 

Va detto che Ciro non è nuovo ad iniziative benefiche. Qualche tempo fa, si era dedicato alla formazione anche nel Rione Sanità di Napoli, una zona che a lui ricorda la via dove è cresciuto, via Rossini a Frattamaggiore. L’istituto che ha abbracciato il suo progetto è stato quello alberghiero D’Este Caracciolo. Nello specifico, le classi che hanno seguito le videolezioni sono state quelle ad indirizzo enogastronomico e a indirizzo sala e accoglienza. 

 

SCHEDA SAN CIRO Ciro Di Maio nasce a Frattamaggiore, un comune del Napoletano, nel 1990. Mamma casalinga, papà dal passato burrascoso. Le sue prime esperienze nel lavoro sono a 14 anni, poi si iscrive all’Alberghiero, ma a 18 anni lascia gli studi e inizia a lavorare.  Nel 2015, la svolta: trova un lavoro da pizzaiolo per una grossa catena in Lombardia, poi riesce a rilevare quella pizzeria assieme a sei soci, infine diventa titolare unico. È così che è iniziata l’avventura “San Ciro”, il suo locale a Brescia  (vicino al multisala Oz, in via Sorbanella) che oggi impiega una quindicina di persone ed è noto per la veracità delle sue pizze, ma anche per il suo menù alla carta di alta cucina. Un locale amato perché rappresenta la tradizione napoletana, a partire dagli ingredienti: olio dop, mozzarella di bufala campana dop, pomodorino del Piennolo, ricotta di bufala omogeneizzata e porchetta di Ariccia Igp. Fondamentale è la pasta: ogni giorno viene scelto il livello esatto di idratazione, in base all’umidità di giornata. In menù ha la pizza verace, ma anche il battilocchio, la pizza fatta da un impasto fritto nell’olio bollente e subito servito avvolto in carta paglia. Le pizze sono tutte diverse, sono fatte artigianalmente. Ciro lo ripete spesso. “Mi piace tirare le orecchie alle pizze, ognuna ha il suo carattere e deve mostrarlo, odio le pizze perfettamente rotonde e se c’è più pomodoro da una parte rispetto ad un’altra è perché usiamo pomodori veri”. Molti i vip che lo amano, le pareti del suo ristorante sono piene di fotografie. Tra le altre anche Eva Henger, che è stata a cucinare pizze una sera da lui. Senza dimenticare i giocatori del Brescia Calcio, che quando possono, anche dopo le partite, lo passano a salutare. 

OMBRE CABIATESI, IL MURO DI CINTA DELL’AZIENDA DIVENTA OPERA D’ARTE

Installazione lunga sessanta metri, ritratti i residenti. Protagonisti cittadini ed associazioni Cabiatesi, partecipi in prima persona, col proprio corpo e configurazione libera. L’artista Cazzaniga: “L’arte unisce, questo il nostro omaggio al territorio”

 

La cinta in cemento della Italtex S.p.A. è stata interamente ricoperta da una guaina bituminosa ardesiata, una specie di micro-asfalto: una sorta di strada, ma in verticale. Su questa superficie materica e scura sono state impresse ombre di un gruppo selezionato di persone: donne e uomini di tutte le età che rappresentano diverse professioni, ruoli, passioni di tutti i settori: sportivo, culturale, sociale e politico. Ognuno lascia la propria ombra a testimonianza di un passaggio terreno, in un progetto collettivo e partecipativo.

Questa è l’installazione artistica collocata presso la sede dell’azienda Italtex S.p.A. di Cabiate (Como), specializzata nella produzione di tessuti tecnici per la moda, realizzata da Enrico Cazzaniga, artista noto per i suoi progetti di arte pubblica site-specific; è la sua opera più grande: lunga oltre sessanta metri, alta due, lungo via Piave. L’opera è stata patrocinata dal Comune di Cabiate. 

Per realizzarla, è stato dato il via a un’operazione durata mesi, che ha coinvolto direttamente e indirettamente un centinaio di persone. Dopo la copertura col “micro asfalto”, sulla superficie materica e scura, con l’ausilio di un faretto, ha creato le ombre proiettate sulla superficie verticale definendole con un gessetto. Sono state impresse ombre di un gruppo eterogeneo di persone, donne e uomini di tutte le età in rappresentanza dei residenti. Ci sono l’alpino e il ginnasta, l’artigiano e la bimba col palloncino a forma di cuore in omaggio a Banksy, ma anche l’intagliatore e la donna incinta. Il tutto racchiuso da due fasce azzurre e bianche, colori del gonfalone di Cabiate oltre che quelli legati alla patrona Santa Maria Nascente. L’unica parte che non è stata dipinta sono le ombre che risaltano per il contrasto dei colori. Sono stati utilizzati smalti stradali attinenti le stesse ombre che sono, oltre che scure, materiche: il materiale usato simboleggia il tema del percorso, della strada e del viaggio.

L’artista, Enrico Cazzaniga, è orgoglioso del progetto portato a termine. “Ci sono voluti mesi dalla fase iniziale di riflessione attorno alla possibilità di realizzare l’opera d’arte fino al suo compimento”, dice. “Abbiamo coinvolto l’amministrazione comunale e i nostri concittadini, tutti hanno risposto con entusiasmo e partecipazione attiva. Un progetto di riqualificazione di un’area urbana periferica. Arte e Impresa”. 

Dopo mesi di lavoro e di perfezionamenti, adesso l’opera è fruibile per chiunque voglia vederla lungo la cinta di una azienda, la Italtex S.p.A., da sempre presente e attiva sul territorio dal 1946. 

Domenica 26 marzo, alle ore 11, l’artista Enrico Cazzaniga sarà presente presso l’opera per completarla aggiungendo il colore rosso al palloncino a forma di cuore e per poter avere l’opportunità di presentare l’opera a chi volesse maggiori informazioni. 

Un ulteriore supporto informativo è presente sulla pagina web creata ad hoc e fruibile attraverso l’indirizzo www.ombrecabiatesi.italtex.it dove, oltre alla spiegazione del concept dell’opera e i dettagli sull’artista, sono presenti anche una foto panoramica dell’opera con i nomi e ruolo dei partecipanti e un video per mostrare il backstage. 

 

SCHEDE DI APPROFONDIMENTO

 

L’AZIENDA ITALTEX Italtex S.p.A. nasce nel 1946 come azienda produttrice di tessuti in seta per abbigliamento femminile. Negli anni, sotto la guida del fondatore Sandro Pedretti e successivamente grazie alle intuizioni e al grande impegno del figlio Adriano, si espande e si rinnova per seguire le evoluzioni della tecnica e del mercato. Nel 2003 vi è stato l’ingresso in azienda della nuova generazione. Oggi la produzione viene realizzata interamente in Italia nei diecimila metri quadri dello stabilimento di Cabiate, in provincia di Como, dotato di un’ampia capacità produttiva, con telai di ultima generazione a pinze negative e positive, sia a licci che jacquard. Oggi Italtex occupa cinquanta persone e produce circa due milioni di metri di tessuto all’anno. Italtex è leader nel segmento dei tessuti tecnici per la moda ed è attiva nella produzione ecosostenibile come, ad esempio, la realizzazione di tessuti da nylon rigenerati provenienti dalle reti da pesca oceaniche. Contatti e informazioni: www.italtex.it

 

L’ARTISTA ENRICO CAZZANIGA Enrico Cazzaniga è un artista comasco che ha indagato la città e più approfonditamente la strada, quale luogo di vita, di incontro, di commercio, di passaggio dell’uomo. I suoi lavori hanno dapprima utilizzato il catrame e l’asfalto veri e propri, poi si sono concentrati su altri temi e mezzi, portandolo agli ultimi cicli a ragionare attorno alla tematica del “togliere”. Questo è un approccio metodologico che Cazzaniga utilizza dal 1997, dal momento in cui ha scelto il fustagno nero e la candeggina come elementi elaborativi. Nato a Mariano Comense (Como) nel 1966. Vive e lavora in Brianza e Wiltshire (England)

1989/90 Corso Superiore di disegno alla Fondazione Antonio Ratti, Como (premiato)

1996 Premio San Carlo Borromeo, Museo della Permanente Milano (premiato)  –

Dal 2000 personali sulla tematica del “Togliere”  e su temi come la “strada” a Milano nel 2002 Galleria Antonio Battaglia, la “memoria civile” nella ex chiesa San Pietro in Atrio in Como nel 2004, sul “sonno” a Brescia nel 2005.   Tra le collettive “Giovanni Testori, un ritratto”, a Legnano nel 2003,  “Allarmi2” a Como nel 2006, e invitato a premi come il ” XXXVII di Vasto”, “Premio Morlotti” Imbersago e “Premio La Fenice” Venezia  (1°premio).

Nel 2007 “From Rauschenberg to Cazzaniga” omaggio a Robert Rauschenberg, installazione e performance a Rauschenberg, Germania. 2008 – progetti di arte pubblica “Seek Refuge” a Venezia e “BAU A.U.S.“ work in progress itinerante nei canili  2009 – “FuoriStrada” opera scultorea per spazio pubblico, “WallStreet” installazione per il XX° anniversario della caduta del muro di Berlino, Piazza Fontana Milano. 2011 è invitato alla 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia – Milano e Torino  a cura di Vittorio Sgarbi. “Street Games” progetto/laboratorio di arte pubblica, Scuola primaria ‘O.Marelli’ Cantù.  2013“(Ri) tratti stradali, personale a cura di Italo Bergantini e Gianluca Marziani,  Galleria Romberg   Latina – “Boston-Como” collettiva a cura di Carolina Lio e James Hull + “Take a-way”  azione performativa  centro storico di Como

2015  “White Horse Larius” a cura di Elena Isella – Gallery Sweet Gallery Outdoor, Brughiera Briantea Como 2016 “ LXVII edizione del “Premio Michetti” : “ Oltre, nel cosmo, nell’incognito degli universi e dello spaziotempo della contemporaneità” a cura del prof. Luciano Caramel, MuMi Francavilla al Mare (CH)

2021 – “Le memorie del comandante. Plinio il Vecchio da Como a Miseno” Villa Cerillo – Bacoli (NA)

“Terzo Paradiso” “Specchio d’acqua” omaggio a Michelangelo Pistoletto, Parco di Villa Plinia, Solzago (CO) in collaborazione con Fondazione Rosa dei Venti onlus e Cittadellarte Fondazione Pistoletto. 

Alcune delle sue opere fanno parte della collezione del Porsche Museum di Stoccarda in Germania. Contatti e informazioni: www.enricocazzaniga.it

L’opera “Ombre Cabiatesi” ha ottenuto la sponsorizzazione di FIV FONTANA INDUSTRIE VERNICI (www.fontanavernici.it) e di FHL GROUP (www.fhlgroup.com). 

 

L’architettura è sempre pubblica, C+S ARCHITECTS a Varese

Il nuovo appuntamento “dialoghi di architettura” ideati dall’Arch. Fulvio Irace, moderatore e curatore della rassegna VISIONARE 2023 che l’Ordine degli Architetti Varese ha organizzato per il mese di febbraio ospiterà C+S ARCHITECTS

Con la collaborazione del FAI nell’elegante scenario di Villa Panza a Varese

 

 

 

L’architettura è sempre pubblica

Cresciuti a Venezia, dove il campo è lo spazio di tutti che viene usato e si trasforma durante l’arco della giornata (spazio gioco per i bambini, spazio di vendita, di sosta, di attraversamento, spazio per eventi o per gli aperitivi, spazio di sbarco delle imbarcazioni, ecc…), Cappai e Segantini lavorano in ogni progetto per restituire ai cittadini una percentuale di spazio pubblico: trasformano in piazza una ‘gated community’, rendono ibridi edifici pubblici superspecializzati come un palazzo di giustizia o una scuola aprendoli alle comunità, riportano il verde all’interno delle città rigenerando complessi industriali dismessi, introducono spazi comunitari in edifici residenziali e trasformano le relazioni tra architettura e paesaggio. L’approccio progettuale dello studio rintraccia la tradizione costruttiva dei luoghi che deriva dal rispetto e utilizzo sostenibile delle risorse naturali che il progetto traduce in un nuovo equilibrio tra uomo e natura: Aequilibrium è la parola che Cappai e Segantini usano per descrivere la sintesi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica dei loro interventi. ‘L’architettura ci permette di giocare ruoli diversi: rispondiamo al nostro cliente da un lato, ma allo stesso tempo produciamo valore restituendo ai cittadini parti di città intercluse una percentuale di spazio pubblico libero, ben disegnato e durevole in attesa di essere attivato dalle persone, dai loro sogni, dalle loro esperienze per depositarsi nei loro ricordi e rafforzare l’identità delle comunità’- affermano Cappai e Segantini.

 

VISIONARE dialoghi di Architettura a cura di Fulvio Irace

L’architettura è sempre pubblica

C+S ARCHITECTS
Relatori:
Arch. Alessandra Segantini
Arch. Carlo Cappai

Mercoledì 15 marzo ore 19:00

 

LINK WEBINAR: https://attendee.gotowebinar.com/register/201184669087799128

 

 

Agli architetti saranno riconosciuti 2 cfp

C+S Architects Bio

Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini vivono e lavorano tra Treviso e Londra dove ha sede lo studio C+S ARCHITECTS da loro fondato a Venezia nel 1994. Rispettivamente professore associato e ordinario di composizione architettonica e urbana, Cappai e Segantini hanno tenuto corsi come visiting professors in varie università tra cui MIT, Cambridge Massachussetts, USA e Syracuse University, NYC, USA e Hasselt University. Attualmente sono visiting scholar a Cambridge University, UK. La loro ricerca e realizzazione di scuole, esposta alla 15° Biennale di Architettura di Venezia, ha contribuito a riscrivere le Linee Guida del Ministero sulla progettazione delle scuole italiane. L’approccio progettuale dello studio rintraccia la tradizione costruttiva dei luoghi che deriva dal rispetto e utilizzo sostenibile delle risorse naturali che il progetto traduce in un nuovo equilibrio tra uomo e natura. Oltre al recentissimo Premio Architetto dell’Anno del CNAPP, lo studio ha ottenuto premi, riconoscimenti e pubblicazioni internazionali ed ha presentato il proprio lavoro in una serie di istituzioni internazionali, tra cui il MoMA a New York, il RIBA a Londra, la Biennale di Architettura di Venezia, il Museo di Oslo, Il MIT di Cambridge e la Triennale di Milano.

PFAS E FERTILITA’: SCOPERTO UN POSSIBILE TRATTAMENTO PER RIMUOVERE QUESTE SOSTANZE DALLE MEMBRANE DEGLI SPERMATOZOI

Il professor Foresta: “I PFAS, integrandosi nella membrana degli spermatozoi, non solo alterano la capacità fecondante, ma possono essere iniettati nell’ovocita durante le tecniche di fecondazione in vitro. Abbiamo individuato un possibile trattamento per il lavaggio dei PFAS dalle membrane degli spermatozoi”. La ricerca è stata presentata al Convegno “Natalità e denatalità: fotografie di sviluppo del Paese” organizzato da Federsanità Anci Veneto

 

Quando si parla di PFAS, la maggioranza della popolazione pensa che sia un problema connesso alle aree del Veneto. In realtà, l’inquinamento è diffuso quasi ovunque, a causa dell’esteso utilizzo di queste sostanze in prodotti di uso quotidiano, tanto che si stimano oltre 2000 aree in Europa in cui la loro concentrazione è considerata pericolosa per la salute, con costi sanitari fra i 52 e gli 84 miliardi di euro all’anno.

Tra i principali effetti sulla salute derivanti dall’esposizione ai PFAS, la riduzione della fertilità è certamente uno degli aspetti più investigati a livello internazionale. Già in uno studio del 2019, il prof. Foresta aveva riportato segnali di alterazione dei parametri seminali in giovani diciottenni esposti a elevato inquinamento da PFAS. 

Più recentemente il gruppo del prof. Foresta, in collaborazione con il dott. Andrea Di Nisio e il dott. Luca De Toni dell’UOC di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Azienda Università di Padova, diretta dal Prof. Alberto Ferlin, ha riportato la presenza di PFAS sulla membrana cellulare degli spermatozoi, con conseguente compromissione della loro capacità fecondante. Tuttavia, se da un lato la fecondazione naturale prevede che lo spermatozoo si spogli della membrana al momento della penetrazione nell’ovocita, prevenendone l’eventuale tossicità, questo non avviene nella fertilizzazione in vitro, esponendo la cellula uovo agli effetti di queste sostanze. “Questi dati sono veramente inquietanti – spiega Foresta – poiché ad oggi non è noto quali possano essere le conseguenze dell’interazione tra PFAS e lo sviluppo embrionale”.

Recentemente è stato ipotizzato l’utilizzo di sostanze in grado di rimuovere i PFAS dalle membrane delle cellule, come ad esempio le ciclodestrine: oligosaccaridi ciclici naturali tipicamente utilizzati come eccipienti naturali per veicolare principi attivi nell’organismo. La loro trascurabile tossicità le porta ad un largo impiego nell’industria cosmetica, farmaceutica e alimentare. Le ciclodestrine però non solo possono essere usate come vettori per il trasporto di sostanze nell’organismo, ma anche come agenti sequestranti. Grazie a queste caratteristiche, le ciclodestrine sono state studiate anche per la detossificazione naturale di sostanze inquinanti, tra cui anche i PFAS, dimostrandosi efficaci già nella bonifica delle acque e in studi su modelli animali esposti a PFAS. 

Al convegno “Natalità e denatalità: fotografie di sviluppo del Paese” che si è tenuto il 9 marzo presso l’auditorium San Gaetano di via Altinate a Padova il prof. Foresta ha presentato nuovi dati sperimentali che dimostrano come le ciclodestrine riescano, in vitro, a rimuovere quasi completamente i PFAS dalle membrane di spermatozoi inquinati da queste sostanze. “Questi risultati aprono nuovi scenari di applicazione clinica nell’ambito delle tecniche di fecondazione assistita, soprattutto per le popolazioni residenti nelle aree esposte ad elevato inquinamento da PFAS.”

FÒREMA, GESTIONE DEI BANDI: DIECI MILIONI DI EURO PER GLI IMPRENDITORI VENETI

Bilancio 2022, continua a crescere l’ente di formazione con sede a Padova, fatturato a 7,7 milioni di euro (+10%). Oltre 26 mila persone formate nel corso dell’anno, aumentano anche le ore erogate per i corsi. La tendenza: sempre più richieste in ambito green e innovazione. Il direttore generale, Matteo Sinigaglia: “Il Governo rinnovi le misure dedicate all’industria 4.0 e alla trasformazione sostenibile”

 

Ogni azienda che si rivolge a Fòrema ha la possibilità di accedere ad agevolazioni economiche per sostenere i progetti di formazione e consulenza. La società di formazione dell’ecosistema confindustriale veneto nel corso dell’ultimo anno ha messo in campo la capacità tecnica di realizzare i progetti e di indirizzare le scelte strategiche di crescita delle aziende facendo ottenere circa dieci milioni di euro di contributi pubblici ad un migliaio di imprenditori, che hanno sviluppato progetti molto differenti tra di loro.

“Riteniamo che nel bilancio della nostra attività questo sia il valore più importante”, dichiara il direttore generale, Matteo Sinigaglia. “Stiamo restituendo al territorio quei contributi pubblici di cui tanto si parla e che spesso vanno persi. Penso ad esempio al Pnrr e a quanti soldi siano potenzialmente a disposizione delle imprese per rendere il nostro tessuto industriale più competitivo. Ma anche ai bandi connessi all’industria 4.0: sono stati leva abilitante per cambiare molte nostre aziende che dal tornio analogico sono passate alla filiera dell’automotive con strumenti digitali di controllo della produzione. Erano deduzioni fiscali, aiutavano solo chi voleva veramente far crescere la propria azienda. Tali misure dovrebbero essere riproposte”. 

Per Fòrema il core business è la formazione: mettendo i partecipanti ai vari corsi tutti insieme formerebbero un paese di medie dimensioni. Sono infatti 26.368 le persone che durante il 2022 hanno seguito corsi di formazione organizzati da Fòrema. Tra corsi in presenza e in remoto, aggiornamenti e iniziative ad hoc l’anno si è concluso con un nuovo record: nel 2021 furono 24.314 (+14% sul 2020), un dato che segna dunque una nuova crescita del 9% di chi si rivolge a Fòrema per trovare una nuova occupazione o per entrare nel mondo del lavoro con le skill necessarie. In tutto, sono state erogate più di quarantamila ore (precisamente 41.641) in corsi di vario genere, con una crescita del 7,5%. Grazie a questi numeri, per Fòrema il 2022 si chiude con un fatturato a 7,7 milioni di euro, con un balzo in avanti del 10% rispetto all’anno scorso (quando si era già registrato un +12% sui 6,3 milioni del 2020). 

Per quanto riguarda i trend e le aree di interesse delle aziende che si rivolgono a Fòrema, va evidenziato che sempre più ci si sta focalizzando sulla Lean & digital transformation (+33% sull’anno prima) pur mantenendo alto l’interesse per le soft skills (+12%) e per la sicurezza (+10%). Un discorso a parte merita il tema della sostenibilità, che ha fatto registrare un +26% anche grazie ad una accelerazione dovuta alla crisi energetica. Visti gli aumenti dei costi, infatti, molte aziende si sono dovute preoccupare di formare i propri dipendenti. Un caso su tutti è quello dell’energy manager, figura specializzata nel controllare i flussi e i costi dell’energia in un’azienda, macchinario per macchinario. Una professione praticamente inesistente prima della guerra in Ucraina, che invece adesso è tra le più ambite nelle aziende. Fòrema ne ha formati un centinaio, ma le richieste continuano ad arrivare. 

“Altro ambito di estremo interesse nel corso dell’anno è stato quello della formazione tecnica in ambito digital”, spiega Sinigaglia. “I corsi per formare gli “hacker buoni”, ossia quei tecnici informatici capaci di respingere gli attacchi dei pirati del web hanno generato un piccolo esercito di 400 persone che adesso stanno mettendo le loro competenze nel difendere le aziende on line. Tra le altre attività portanti dell’anno di Fòrema, la decisione di avviare il progetto per la collana “Strategie”, una serie di pubblicazioni dedicate ai manager. Ma proseguono anche le survey con le quali l’ente padovano indaga nel mondo del lavoro per scoprire i nuovi trend e per poi realizzare le proposte formative ad hoc per le aziende. “Va detto che notiamo sempre più l’esigenza di fornire piccole pillole di formazione on line per le aziende, composte da corsi anche di soli 5 minuti su un argomento specifico che i lavoratori possono guardare quando preferiscono”. 

Il tutto dai 1.700 metri quadri nel centro direzionale “La Cittadella”, sull’asse dove si stanno localizzando le aziende più innovative del Padovano. Un investimento da 2,5 milioni di euro portato a termine nel 2021 e che garantirà all’azienda di acquisire valore e di ridare forma agli spazi dove oggi lavorano i 48 dipendenti guidati dal consiglio di amministrazione presieduto da Enrico Del Sole e composto dall’amministratore delegato Luca Passadore e dal direttore generale Matteo Sinigaglia e che adesso sta valutando progetti green friendly di alcuni studi di architettura per rivoluzionare gli spazi aziendali.

 

 

FÒREMA – Nata a Padova nel 1983 in seno all’Associazione degli Industriali con l’obiettivo di formare i propri associati, dal 2012 ha iniziato a concentrarsi nella formazione esperienziale applicata allo sviluppo delle persone e alla lean production. Dopo la separazione da Niuko (la Srl costituita nel 2014 da Confindustria Padova e Confindustria Vicenza), completata nel 2019, e il conferimento della società ad Assindustria Venetocentro, oggi Fòrema si basa sul lavoro di sessanta professionisti, chiamati a proporre e gestire corsi e attività di consulenza con focus su salute, sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro, ambiente (HSE), sviluppo organizzativo e  metodologia lean nelle smart factory, soft skills e formazione esperienziale, servizi per il lavoro. Fòrema lavora in partenariato con molteplici enti pubblici, in particolare segue progetti per la scuola, gli ITS e l’Università di Padova. Questi sono i numeri che la rendono una delle maggiori società di formazione del sistema Confindustria in Italia. Nel corso del 2022 sono state 26.368 (+9% sul 2021) le persone che hanno seguito corsi di formazione (nel 2021 furono 24.314; +14% sul 2020). In tutto, sono state erogate 41.641 ore in corsi di vario genere, con una crescita del 7,5% sul 2021. Grazie a questi numeri, per Fòrema il 2022 si chiude con un fatturato a 7,7 milioni di euro, con un balzo in avanti del 10% rispetto all’anno scorso (quando si era già registrato un +12% sui 6,3 milioni del 2020).  Fòrema, che ha sede negli uffici di proprietà collocati nel centro direzionale “La Cittadella” di Padova, nel 2022 ha fatturato 7,7 milioni di euro (+10% sul 2021); occupa 45 persone e collabora con decine di professionisti. Il consiglio di amministrazione è guidato dal direttore generale Matteo Sinigaglia, ed è composto da Roberto Baldo, responsabile attività finanziate, Giada Marafon, responsabile progetti a mercato, Anna Cracco, responsabile commerciale e Andrea Sanguin, responsabile amministrazione, finanza e controllo. Presidente è Enrico Del Sole.