CRESCE MOVENZIA.COM, LA START UP INNOVATIVA DEL NOLEGGIO A LUNGO TERMINE CHE RIVOLUZIONA L’AUTOMOTIVE DA TORINO

Oltre duemila noleggi realizzati, fatturato a 2,2 milioni (+250%) i migliori prezzi sui noleggi a medio e lungo termine grazie all’intelligenza artificiale e a una rete di partnership. Il CEO, Giorgio Brizzo: “Il piano è estendere il modello a livello europeo, c’è molta attenzione da parte dei fondi e degli investitori attorno al nostro progetto”

Dinamicità, flessibilità, movimento: questi sono i concetti racchiusi nel nome “movenzia”, scelto da una start up per rivoluzionare il mercato del noleggio auto a lungo termine, riadattato ai modelli di business delle tech company.

Movenzia è stata fondata a Torino nel 2021 da un gruppo di tre founder. Il CEO della start up e sua anima innovativa è Giorgio Brizzo, torinese classe 1995, che proviene dal mondo delle concessionarie, dove ha studiato come innovare un modello di business vecchio di decenni. C’è poi il fratello Sergio, (classe 1989), già founder di una società di digital marketing, ha applicato i suoi paradigmi al mondo dell’automotive. Infine, Giorgio Gorelli (classe 1958, originario di Roma), che vanta una carriera di 35 anni nel settore dell’automotive: ha lavorato in Ford e Fca e vanta esperienze di management a livello internazionale.

Il punto di forza di Movenzia è l’anima digital: applica i meccanismi del digital marketing e della vendita on line ad un mercato come quello del noleggio a lungo termine che usualmente si sviluppa nelle concessionarie. Questo è anche il fattore di innovazione che li sta facendo emergere nel settore dell’automotive. Sono infatti i primi ad aver progettato un ecosistema web totalmente focalizzato sul noleggio a lungo termine per dare la certezza al cliente di aver trovato le migliori condizioni sul mercato.

In un paio d’anni Movenzia ha così realizzato oltre duemila noleggi a lungo termine, il fatturato del 2023 è cresciuto oltre 2,2 milioni di euro, in crescita del 250% sull’anno precedente. La forza vendita conta oltre cinquanta consulenti con un’età media intorno ai 30 anni. Tra i dipendenti dell’area digital marketing&HR la maggioranza è donna. Interessante anche il fatto che il progetto di business sia nato nell’ecosistema dell’automotive torinese, che torna al centro del settore per l’innovazione digitale. Per il momento, la start up sta avendo successo commerciale in tutta Italia, con in testa regioni importanti come Lombardia, Lazio, Campania e Piemonte.

“Orgogliosi di essere torinesi, capitale dell’automotive”, commenta il Ceo Giorgio Brizzo. “Siamo partiti proponendo noleggi a lungo termine, dai 24 ai 60 mesi. Ma adesso ci stiamo sviluppando su concetti di mobilità flessibile più ampi, come gli abbonamenti mensili, così da completare la nostra offerta e rivolgerci a un pubblico sempre più esigente”.

Il modello attuato, oltre ad aver dimostrato di saper crescere rapidamente, è anche scalabile a livello europeo. La start up ha avviato le operazioni in Spagna a partire da Novembre 2023 ed è già attiva per le nuove aperture dei prossimi mesi in Francia e Portogallo.

“Il nostro obiettivo è proporre le migliori soluzioni di mobilità alternativa all’acquisto e lo facciamo con applicazione di intelligenza artificiale a supporto dei nostri consulenti”, conclude Brizzo. “Vantiamo collaborazioni con i più importanti player europei della mobilità, che ci permettono di offrire le migliori condizioni a disposizione sul mercato. Sul nostro portale il cliente può configurare in autonomia la propria offerta, in base ai parametri a disposizione, personalizzandola tra migliaia di diverse opzioni. Grazie anche alla possibilità di richiedere rapidamente tramite WhatsApp una consulenza, è praticamente certo che si possa trovare il miglior prezzo, quello più adatto in base alle proprie esigenze espresse. È infatti sempre possibile infatti aggiungere al canone, sempre uguale dall’inizio alla fine del contratto, servizi aggiuntivi a seconda delle necessità”.

 

 

SCHEDA APPROFONDIMENTO – IL NOLEGGIO A LUNGO TERMINE

Si tratta di una formula alternativa all’acquisto che consente a chi desidera un’auto nuova, per motivi personali o professionali, di disporre del veicolo scelto senza doversi far carico dell’acquisto, evitando così la burocrazia e le spese legate alla gestione e al mantenimento dell’auto. Per capire come funziona il noleggio a lungo termine possiamo pensare a un contratto di locazione all inclusive, che prevede il pagamento di un unico canone mensile e fisso in relazione a un arco di tempo e a un chilometraggio definiti in anticipo. È possibile anche anticipare una cifra iniziale oppure scegliere lo zero anticipo. Viene corrisposta un’unica rata mensile, sempre fissa e uguale per tutta la durata del contratto, a copertura di tutti i servizi, rendendo più semplice il cambio dell’auto senza incorrere nei problemi di svalutazione del veicolo nel tempo. Il noleggio a lungo termine di movenzia.com  include, tra l’altro: manutenzione ordinaria e straordinaria; assicurazione RCA, furto, incendio e kasco; gestione delle pratiche burocratiche, gestione di sinistri e multe, soccorso meccanico stradale h24; immatricolazione e consegna.

 

PACCHERI ALLO SCARPARIELLO, LA RICETTA DIVENTA UN TREND: DUE MILIONI DI VISUAL PER CHEF CIRO

Pasta, formaggio e pomodori: il piatto dei calzolai napoletani torna in auge su Tik Tok. La ricetta proposta dallo chef-pizzaiolo napoletano Ciro di Maio, noto per insegnare l’arte della pizza ai detenuti in carcere. Ricetta di riciclo, ha una sua valenza etica. “Lo scarpariello rispecchia l’anima napoletana, io lo servo su un piatto fatto di pane” 

 

Si chiama “scarpariello” ed è la sintesi della cultura napoletana in cucina. È un primo piatto di pasta, è il racconto di una tradizione. Perchè non tutti sanno che lo scarpariello nasce all’inizio del secolo scorso nei Quartieri Spagnoli di Napoli, una delle zone più popolari del capoluogo campano. In quel quartiere, un tempo, puntellato di aziende del settore del calzaturificio, lavoravano gli “scarpari” (calzolai, ndr) coi loro raffinati prodotti artigianali. Furono loro ad ideare, più per necessità che per passione da gourmet, la “pasta del calzolaio”. Ricetta veloce e a basso costo: gli ingredienti di base erano sughi avanzati dal giorno prima (spesso della domenica), pasta (o pane) e formaggio, che arrivava agli “scarpari” dai contadini che non avevano altro con cui pagarli.  

Un secolo dopo la nascita della “pasta del calzolaio” a Napoli non si è ancora affievolita la passione per quella ricetta, che è stata portata alla quintessenza con la scelta dei paccheri e del pomodoro. Si tratta di un sugo a base di pomodorini, arricchito in fase di mantecatura con formaggio grattugiato. Per questo la pasta allo scarpariello è una ricetta “di riciclo”, poiché è possibile recuperare i formaggi avanzati in frigorifero e uniti a qualche pomodoro, che diventa una crema morbida e saporita.

Ebbene, la storica ricetta napoletana sta vivendo una nuova vita grazie a Ciro di Maio, chef napoletano con la passione della pizza che a Brescia ha aperto il suo “San Ciro”, dove propone le ricette della tradizione campana (oltre ad essere impegnato nel volontariato: insegna l’arte della pizza ai carcerati). 

Ciro ha realizzato un video raccontando i “suoi” Paccheri allo Scarpariello (ha scelto pecorino romano dop assieme a grana grattugiato, condimento con basilico, prezzemolo e peperoncino, olio e aglio) e li ha impiattati su una cialda di pane, poi chiusa come fosse una sorta di “pignatta”, la stessa che usavano i calzolai quando si portavano in azienda il lunedì la pasta con gli avanzi della domenica. Sarà stato il suo tono scanzonato, o forse la bellezza della ricetta, o l’acquolina in bocca che ha generato in chi lo guardava. È diventato virale e non cessa di esser visto. 

“Per me è un orgoglio promuovere la tradizione della cucina napoletana da Brescia, dove oggi lavoro”, spiega lo chef Di Maio. “I Paccheri allo Scarpariello sono l’emblema della cucina povera, che però ha dentro tutti i gusti migliori della campania. Quando ho proposto la ricetta, raccontata in stretto napoletano, sul profilo Tik Tok di San Ciro non immaginavo tanto successo. Siamo a 2,1 milioni di visualizzazioni e quasi duemila commenti. Raccontare ai giovani le nostre tradizioni è fondamentale e riuscirci su canali social presidiati dai ragazzini è davvero fonte di speranza per il mantenimento della tradizione culinaria napoletana. Anche perché la bellezza di questo piatto è che è figlio della cultura del riuso degli ingredienti poveri, che uniti insieme creano ricette che il mondo ci invidia”.

 

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO: PACCHERI ALLO SCARPARIELLO, LA RICETTA DI CIRO

Gli ingredienti per preparare lo scarpariello (ricetta per 4 persone)

400 g di paccheri 

Pomodorino del Piennolo (600 grammi)

Formaggio grana grattugiato

Pecorino romano dop

Olio extravergine d’oliva dop campano

Sale q.b.

2 spicchi di aglio

Prezzemolo

Peperoncino

Abbondanti foglie di basilico fresco

 

LA PREPARAZIONE Far soffriggere in un fondo d’olio gli spicchi di aglio. Aggiungere i pomodori, il basilico, il prezzemolo, il peperoncino e un pizzico di sale e lasciar cuocere. Lasciar cuocere a fuoco lento il sugo mentre si cuoce la pasta in un’altra pentola. Amalgamare il sugo col formaggio (lontano dal fuoco) e aggiungere la pasta al sugo ottenuto, per l’ultima cottura. Come decorazione, basilico e ancora grana. 

 

SCHEDA APPROFONDIMENTO – LO CHEF CIRO DI MAIO

SCHEDA SAN CIRO Ciro Di Maio nasce a Frattamaggiore, un comune del Napoletano, nel 1990. Mamma casalinga, papà dal passato burrascoso. Le sue prime esperienze nel lavoro sono a 14 anni, poi si iscrive all’Alberghiero, ma a 18 anni lascia gli studi e inizia a lavorare.  Nel 2015, la svolta: trova un lavoro da pizzaiolo per una grossa catena in Lombardia, poi riesce a rilevare quella pizzeria assieme a sei soci, infine diventa titolare unico. È così che è iniziata l’avventura “San Ciro”, il suo locale a Brescia (vicino al multisala Oz, in via Sorbanella) che oggi impiega una quindicina di persone ed è noto per la veracità delle sue pizze, ma anche per il suo menù alla carta di alta cucina. Il nome del locale è un omaggio ai nonni di Ciro, sia dal lato materno che paterno, figure fondamentali nella sua vita. Suo padre, in particolare, ha dedicato il suo tempo al volontariato e all’aiuto dei giovani tossicodipendenti, collaborando con una comunità per offrire loro una possibilità di uscire dalla droga e ricostruire una vita migliore. Un locale amato perché rappresenta la tradizione napoletana, a partire dagli ingredienti: olio dop, mozzarella di bufala campana dop, pomodorino del Piennolo, ricotta di bufala omogeneizzata e porchetta di Ariccia Igp. Fondamentale è la pasta: ogni giorno viene scelto il livello esatto di idratazione, in base all’umidità di giornata. In menù ha la pizza verace, ma anche il battilocchio, la pizza fatta da un impasto fritto nell’olio bollente e subito servito avvolto in carta paglia. Le pizze sono tutte diverse, sono fatte artigianalmente. Ciro lo ripete spesso. “Mi piace tirare le orecchie alle pizze, ognuna ha il suo carattere e deve mostrarlo, odio le pizze perfettamente rotonde e se c’è più pomodoro da una parte rispetto ad un’altra è perché usiamo pomodori veri”. Molti i vip che lo amano, le pareti del suo ristorante sono piene di fotografie. Tra le altre anche Eva Henger, che è stata a cucinare pizze una sera da lui. Senza dimenticare i giocatori del Brescia Calcio, che quando possono, anche dopo le partite, lo passano a salutare. Ciro ama le iniziative benefiche. Ciro si è dedicato anche alla formazione nel Rione Sanità di Napoli, un quartiere che gli ricorda la strada in cui è cresciuto, via Rossini a Frattamaggiore. L’istituto che ha accolto il suo progetto è stato l’Istituto alberghiero D’Este Caracciolo, ha portato a termine delle lezioni online a dei ragazzi che seguono l’indirizzo enogastronomico e l’indirizzo sala e accoglienza. Ma non solo. Ciro si considera oggi un privilegiato e ha deciso di offrire ai meno fortunati la possibilità di trovare lavoro. Infatti, Ciro ha insegnato l’arte della pizza ai detenuti del carcere Canton Mombello di Brescia, grazie a un progetto sviluppato in collaborazione con Luisa Ravagnani, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Brescia, e sostenuto dalla direttrice del carcere, Francesca Paola Lucrezi. Per alcuni mesi, il pizzaiolo è stato in carcere due volte a settimana, conducendo lezioni teoriche e pratiche sulla preparazione della pizza. Dall’importanza del sale alla temperatura dei forni, passando per i segreti dell’impasto e del pomodoro. Sette detenuti, accusati di reati minori e quindi destinati a scontare un breve periodo di detenzione, hanno partecipato alle lezioni, quaranta ore di un corso professionale. Adesso l’obiettivo di Ciro è creare una rete di pizzerie che li aiutino, assumendoli. Lui stesso ha fatto lavorare per alcuni periodi alcuni di questi detenuti. 

 

fòrSAFETY, AL FESTIVAL DELLA SICUREZZA DI FÒREMA SI PRESENTANO I VISORI 3D CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO

Padova, imprenditori e responsabili della sicurezza riuniti per discutere su cause degli infortuni, gestione dello stress e “false sicurezze” dei lavoratori. Il direttore generale di Fòrema, Matteo Sinigaglia: “La formazione è necessaria per limitare la strage in corso. Ma attenzione anche al burn-out”. Tra gli strumenti proposti spuntano gli occhiali 3D, nascono i “digital safety corner” per testarli gratuitamente

 

Stando all’ultima relazione annuale Inail, gli infortuni riconosciuti sul lavoro nel 2022 sono stati 429.004, in aumento del 18,2% rispetto ai 363.074 dell’anno precedente. Gli infortuni mortali accertati sul lavoro sono stati 606, in calo del 21,7% rispetto ai 774 dell’anno precedente. I dati del 2022 indicano anche un aumento delle denunce di malattia professionale in confronto al 2021 e soprattutto rispetto al 2020, anno in cui il fenomeno risultava ridotto a causa della pandemia. Le patologie lavoro-correlate denunciate sono state quasi 61mila, in crescita del 9,9% rispetto alle oltre 55mila del 2021 e in calo dello 0,9% rispetto alle oltre 61mila del 2019.

Sul tema, il prossimo 22 febbraio è programmato l’evento conclusivo del progetto “Work Ability and Ageing” promosso da Fòrema e Confindustria Veneto Est e finanziato da ULSS 6 Euganea. Una giornata di approfondimento che si terrà dalle dalle 14 alle 18 presso la sede di Fòrema, in via Masini 2 a Padova. 

“Abbiamo deciso di organizzare questo appuntamento per porre la luce dei riflettori sul problema della sicurezza nei posti di lavoro”, dichiara il direttore generale di Fòrema, Matteo Sinigaglia. “Il nostro obiettivo è di focalizzarci anche sul tema del burn-out e dello stress da lavoro, spesso sottovalutato in ufficio. Ma la strada che percorriamo ci porta anche ad utilizzare le ultime innovazioni, come dei visori per la realtà aumentata che fanno vivere scenari realistici a chi, poi, gli infortuni sul lavoro li vive direttamente, in azienda”. 

Il pomeriggio di approfondimento è riservato a datori di lavoro, HSE  (health safety and environment, ndr) manager e RSPP e ASPP interni all’azienda. Queste ultime due sono figure chiave per le aziende: l’ASPP è l’addetto al servizio di prevenzione e protezione, la figura che compone il servizio di prevenzione e protezione (SPP) in appoggio al responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), con specifiche competenze in materia di salute e sicurezza del lavoro.

Il programma del pomeriggio prevede l’analisi di tre grandi aree: le cause comportamentali degli infortuni (relatore: Elena Padovan); la gestione dello stress (relatore: Marta Calligaris) e quindi si ragionerà attorno alla safety mindset, quella tanto pericolosa “sicurezza psicologica” che convince i lavoratori di non correre rischi (relatore Gianluca Celeste).

Con l’occasione, Fòrema presenterà anche un nuovo asset inserito nei propri piani di formazione, dei visori per la realtà virtuale che saranno attivati a breve in “digital safety corner” (tutti i pomeriggi dell’ultimo venerdì del mese, nella sede di Fòrema). In pratica, i datori di lavoro o i referenti sicurezza a vari livelli potranno simulare in 3D con apposite maschere situazioni di reale pericolo per i lavoratori in azienda, ma ovviamente in totale sicurezza.

 

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – LA STORIA DI FOREMA

Dopo la fondazione nel 1983 e le prime esperienze di servizi destinati al mondo degli industriali, la storia di Fòrema ha avuto un’accelerata negli anni Duemila con la presidenza di Giovanni Griggio. Era l’epoca dei fondi sociali europei. Allora, Griggio dovette affrontare una delle prime e importanti crisi del sistema formativo confindustriale: il passaggio al mondo del privato dopo anni di puro sostentamento pubblico, era il 2007 e gli imprenditori chiedevano ancora manager specializzati in delocalizzazione nell’est Europa e verso la Cina. A causa di un ritardo nel rifinanziamento dei fondi sociali europei, l’ente per la prima volta dovette affrontare un buco di bilancio, la rivoluzione fu entrare, tra i primi a livello nazionale, nel settore privato. Furono assunti dei commerciali, fu anche il periodo in cui nacque Fondimpresa. 

Subito dopo, al timone di Fòrema fu nominato Marino Malvestio, imprenditore nel settore degli arredamenti per strutture ospedaliere. Sei anni di presidenza, dal 2010 al 2016, ricordati per la scelta di nominare un direttore generale, Cristina Ghiringhello, capace di traghettare l’azienda verso i primi bilanci in utile, a vantaggio di Confindustria Padova. Ma anche l’avventura di Niuko e la nascita de IlCuboRosso. Per la prima volta Fòrema è riuscita in quegli anni a produrre un utile, di qualche centinaio di migliaio di euro. Tra le attività che hanno avuto più eco, va citata l’esperienza de IlCuboRosso, “spazio fisico” di 600 metri quadri per simulare, sperimentare, rielaborare nuovo know how tecnico e manageriale da trasferire al sistema delle Pmi. Due anni dopo, l’altra scelta strategica, quella di far nascere il «super-polo» confindustriale per la formazione d’impresa, primo in Italia per dimensioni, dall’unione tra Padova e Vicenza.

Dopo la separazione da Niuko (la Srl costituita nel 2014 da Confindustria Padova e Confindustria Vicenza), completata nel 2019, e il conferimento della società ad Assindustria Venetocentro, oggi Fòrema si basa sul lavoro di sessanta professionisti, chiamati a proporre e gestire corsi e attività di consulenza con focus su salute, sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro, ambiente (HSE), sviluppo organizzativo e  metodologia lean nelle smart factory, soft skills e formazione esperienziale, servizi per il lavoro. Fòrema lavora in partenariato con molteplici enti pubblici, in particolare segue progetti per la scuola, gli ITS e l’Università di Padova. Questi sono i numeri che la rendono una delle maggiori società di formazione del sistema Confindustria in Italia. 

Nel corso del 2022 sono state 26.368 (+9% sul 2021) le persone che hanno seguito corsi di formazione (nel 2021 furono 24.314; +14% sul 2020). In tutto, sono state erogate 41.641 ore in corsi di vario genere, con una crescita del 7,5% sul 2021. Grazie a questi numeri, per Fòrema il 2022 si era chiuso con un fatturato a 7,7 milioni di euro, con un balzo in avanti del 10% rispetto all’anno precedente (quando si era già registrato un +12% sui 6,3 milioni del 2020).  Fòrema, che ha sede negli uffici di proprietà collocati nel centro direzionale “La Cittadella” di Padova, occupa una sessantina persone e collabora con decine di professionisti. Il consiglio direttivo è guidato dal direttore generale Matteo Sinigaglia, ed è composto da Roberto Baldo, responsabile attività finanziate, Anna Cracco, responsabile commerciale e Andrea Sanguin, responsabile amministrazione, finanza e controllo. Presidente è Enrico Del Sole.